Archivio della categoria: Camp

Romagna Camp 2011 oggi inizio lavori

Quest’anno non sarò al Romagna Camp…eppure ho aspettato questo evento così tanto!
Un impegno mi impedisce di unirmi ad uno degli eventi più interessanti e più belli cui abbia mai preso parte.
Al Romagna Camp 2009 ho conosciuto Cimny e tante altre belle persone.
Ho ascoltato lo speech sorprendente di un giovanissimo Nicola Greco, ho ballato sotto le stelle con gente che prima avevo solo letto in rete con ammirazione. Ho partecipato ad un focus Group con [mini]marketing e Sybelle per la testi di Piero Taglia.

Gli eventi come il Romagna Camp vanno supportati e promossi perché incarnano realmente il principio di un Barcamp:l’informalita’ che abbatte le barriere sociali e rende l’approccio ai contenuti morbido e rilassato quindi più proficuo.

Se non avete impegni non rimandabili come me, andata al Romagna Camp armati di sorrisi, ciabatte e curiosità.
Io proverò a raggiungere la ciurma domenica 🙂
In bocca al lupo ad Alessandra e tutto il team di lavoro.
Divertitevi Ragazzi!
Tutte le info sul Romagna Camp.
Cheers

#tagBolab e #tagBologna Camp

La mia storia con #tagbolab perdura da tempo.Conosco Michele dai giorni in cui Crossmode emetteva i suoi primi vaggiti online e ho avuto il piacere di collabortare e confrontarmi con lui in più occasioni.Quando Mik mi accennò il progetto TagBolab fui sopresa, non perchè venisse da lui una simile proposta ( è sempre stato una persona lungimirante),ma perchè nascesse questo tipo di laboratorio a Bologna.

Questo episodio, comunque conferma quello che ho sempre pensato della mia città: qui le cose succedono e Bologna si riconferma un territorio fertile per quanto riguarda innovazione e nuove tecnologie.

Tag Bologna è un progetto del laboratorio marketing territoriale nel web 2.0 riservato agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione pubblica e sociale dell’Università di Bologna, e ha come caso studio Bologna e Bologna sul web.Che vuol dire?Vuol dire che i ragazzi di #TagBolab hanno studiato come promuovere una realtà territoriale in rete ergo sono in linea perfetta con la attualissima tendenza che interessa da tempo lo scenario digitale USA e che adesso sta affacciandosi con successo anche in Italia, basti pensare al fenomeno Foursquare seguito a ruota Gowalla e simili: che sono solo gli aspetti più ludici di un processo di trasformazione a dimenzione locale,che l’ecosistema digitale sta affrontando.

Da quando lo scenario digitale ha smesso di essere un emisfero”altro” dalla vita quotidiana, andandosi ad integrare perfettamente con la sfera personale di ciascuno, è inevitabile che anche la rete divenga per molti aspetti locale e ci offra servizi, informazioni e strumenti a brevissima portata.

Ho avuto il piacere di prestare il mio contributo al laboratorio TagBoLab su invito di Mchele e Valentina Bazzarin tenendo una lezione sul geotagging e su come valorizzare una realtà territoriale in rete.In qualità di  organizzatrice di #GGDBologna sono stata invitata a spiegare in aula come si promuove un evento locale, usando gli strumenti offerti dai social networks e blogosfera.Tutto questo perchè il percorso di #TagBolab si conclude con un ambizioso e temerario esperimento pratico: Organizzare Un Barcamp!Detto fatto.Domani presso lo Urban Center di Bologna si terrà TagBolognaCampIl wiki per iscriversi è qui: sul blog sono disponibili tutti dati raccolti da TagBoLab.Da non perdere oltre a tutti gli interventi fra i quali anche uno mio in cui presenterò il progetto GGDBologna,alle 14.30Tavola rotonda condotta da Francesca Sanzo: “Quale identità per Bologna? E’ possibile un dialogo on line off line?”E allora bando alle ciance:Un grandissimo in bocca al lupo ai ragazzi di #TagBoLab e che il camp sia un sucesso!!!

WordCamp Milano

La prima cosa da dire è che non c’è una wi-fi free!!Sono connessa con chiavetta Vodafone.”Wolly,com’è che non c’è la wi-fi?!””E’ statauna scelta organizzativa, lo scors camp ci siamo sbattuti come dei pazzi e solo in 25 ci hanno chiesto l’accesso!Se qualcuno ha bisogno c’è il cavo  rete!””.Tutto Chiaro!Strani i blogger Italiani :)Siamo nello spazio Sagsa di Milano in Ripa di Porta Ticinese111.Davvero molto bello ricorda gli spazi Berlinesi.Io ho scordato di stampare il badge…porca miseria!Adesso mi dedico allo speech di Sara Maternini che ci ha appena posto 2 domande…che non ho fatto tempo a segnare,ma a cui cerco di rispondere!See You Later.Nel frattempo ho comprato il Poken corro a registrarmi!

Cosa mi è piaciuto di più?

L’intevento di Nicola Greco e     Andy Peatling circa Buddy Press.E’ da tempo che penso a come sviluppare una community da un blog.Fantastico Buddy press, per testarloMi è piaciuto anche incontrare Gioia e altre persone con cui ho fatto tante chiacchiere interessanti.Una bella giornata,ricca di spunti interessanti.Bravo Wolly!

La mia”Prima Volta”al Parma Workcamp con le mie pillole 2.0

Quando Francesca mi ha chiesto di partecipare con un piccolo speech al Parma Workcamp, ho deciso di vincere la mia timidezza e di darle una mano.Di comunicazione 2.0 e di aziende ne parlo in fondo tutti i giorni, quindi mi sono armata di Moleskine e ho buttato giù qualche appunto.Ho improntato il mio speech su dei “piccoli”accorgimenti (aka Pillole)che le aziende e chi,come me , le accompagna a comunicare nei nuovi media dovrebbe tener presente.Bene ecco le mie Pillole 2.01) Ascoltare.Credo che prima di comunicare le aziende debbano imparare ad ascoltare. Ascoltare la rete, ascoltare gli utenti e comprendere il linguaggio e le metriche che si instaurano nei luoghi di conversazione on line. Chi vuole inserirsi in una discussione di cui conosce poco l’ argomento, deve prima ascoltare e “acclimatarsi” e poi pian piano, iniziare a muovere i primi passi. Irrompere in una conversazione “a gamba tesa” è spesso il peggior biglietto da visita da presentare agli interlocutori, e il modo più semplice per restare inascoltati.2) ConversareStrettamente conseguente all’ascoltare è il conversare. Se i mercati sono conversazioni e se è vero che l’epoca della comunicazione verticale può dirsi conclusa, è bene che le aziende che si affacciano ai nuovi media, per raggiungere l’utenza, imparino a conversare. Conversare rispettando le regole degli interventi, i paramentri di confronto, le regole di esposizione dei contenuti.3) Diventare UtenteE’ un pò la regola più antica del mondo: giocare ad armi pari.L’azienda che intenda comunicare negli UGM deve fare proprio il presupposto fondamentale di questi luoghi e divenire   User. Se gli UGM sono luoghi di scambio fra utenti, allora le aziende che vogliono comunicare in questi ambienti devono per forza di cosa, divenire esse stesse utenti; altrimenti saranno sempre viste come degli intrusi. Diventare utente significa fare propri gli strumenti, i mezzi e i luoghi della rete e soprattutto porsi in un’ottica di parità e reciprocità con gli utenti. Nessuno vi ascolta se non vi ponete sulla sua stessa linea d’onda, perchè dovrebbe?4) Contestualizzare i contenutiEsattamente come non è conveniente andare in spiaggia ad Agosto con indosso un cappotto, allo stesso modo non è conveniente agire nei nuovi canali di comunicazione , così come si comunicherebbe ad esempio in altri canali più tradizionali. Non è necessario bombardare l’utente di informazioni nei luoghi in cui gli untenti conversano.E’ più efficace cercare di creare utenti informati, piuttosto che informazione di massa a tutti i costi.5) Costituire un filo diretto con la reteLa comuincazione che intercorre fra azienda e utente deve essere reale: la comunicazione filtrata non funziona. Un’azienda che decide di comunicare investendo in conversazioni con gli user, non può esimersi dal conversare con la rete; anche perchè così facendo rinuncerebbe al reale valore aggiunto della comunicazione 2.0: lo scambio con l’utenza. Non bisonga delegare, l’agenzia può accompagnare l’azienda, ma non può e non deve sostituirsi ad essa.6) Story TellingSapersi raccontare e condividere valori collettivi. Raccontarsi in prima persona e aprirsi alle storie degli altri è un ulteriore presupposto importante. Se decidete di aprire un blog aziendale, ad esempio, apritevi al racconto e preparatevi a commenti positivi, ma soprattutto a quelli negativi. In un dialogo che si rispetti, ci sono differenti punti di vista. I feedback negativi sono il vero valore aggiunto della conversazione 2.0 fra aziende e user. E’ grazie al feedback negativo degli utenti che si correggono le imperfezioni e si migliora la performance.”Tutto qui”. Ecco come ho concluso il mio speech.

La mia “Prima Volta” al Parma Workcamp con le mie pillole 2.0

Quando Francesca mi ha chiesto di partecipare con un piccolo speech al Parma Workcamp, ho deciso di vincere la mia timidezza e di darle una mano.
Di comunicazione 2.0 e di aziende ne parlo in fondo tutti i giorni, quindi mi sono armata di Moleskine e ho buttato giù qualche appunto.

Ho improntato il mio speech su dei “piccoli”accorgimenti (aka Pillole)che le aziende e chi,come me , le accompagna a comunicare nei nuovi media dovrebbe tener presente.

Bene ecco le mie Pillole 2.0

1) Ascoltare.

Credo che prima di comunicare le aziende debbano imparare ad ascoltare. Ascoltare la rete, ascoltare gli utenti e comprendere il linguaggio e le metriche che si instaurano nei luoghi di conversazione on line. Chi vuole inserirsi in una discussione di cui conosce poco l’ argomento, deve prima ascoltare e “acclimatarsi” e poi pian piano, iniziare a muovere i primi passi. Irrompere in una conversazione “a gamba tesa” è spesso il peggior biglietto da visita da presentare agli interlocutori, e il modo più semplice per restare inascoltati.

2) Conversare

Strettamente conseguente all’ascoltare è il conversare. Se i mercati sono conversazioni e se è vero che l’epoca della comunicazione verticale può dirsi conclusa, è bene che le aziende che si affacciano ai nuovi media, per raggiungere l’utenza, imparino a conversare. Conversare rispettando le regole degli interventi, i paramentri di confronto, le regole di esposizione dei contenuti.

3) Diventare Utente

E’ un pò la regola più antica del mondo: giocare ad armi pari.

L’azienda che intenda comunicare negli UGM deve fare proprio il presupposto fondamentale di questi luoghi e divenire   User. Se gli UGM sono luoghi di scambio fra utenti, allora le aziende che vogliono comunicare in questi ambienti devono per forza di cosa, divenire esse stesse utenti; altrimenti saranno sempre viste come degli intrusi. Diventare utente significa fare propri gli strumenti, i mezzi e i luoghi della rete e soprattutto porsi in un’ottica di parità e reciprocità con gli utenti. Nessuno vi ascolta se non vi ponete sulla sua stessa linea d’onda, perchè dovrebbe?

4) Contestualizzare i contenuti

Esattamente come non è conveniente andare in spiaggia ad Agosto con indosso un cappotto, allo stesso modo non è conveniente agire nei nuovi canali di comunicazione , così come si comunicherebbe ad esempio in altri canali più tradizionali. Non è necessario bombardare l’utente di informazioni nei luoghi in cui gli untenti conversano.

E’ più efficace cercare di creare utenti informati, piuttosto che informazione di massa a tutti i costi.

5) Costituire un filo diretto con la rete

La comuincazione che intercorre fra azienda e utente deve essere reale: la comunicazione filtrata non funziona. Un’azienda che decide di comunicare investendo in conversazioni con gli user, non può esimersi dal conversare con la rete; anche perchè così facendo rinuncerebbe al reale valore aggiunto della comunicazione 2.0: lo scambio con l’utenza. Non bisonga delegare, l’agenzia può accompagnare l’azienda, ma non può e non deve sostituirsi ad essa.

6) Story Telling

Sapersi raccontare e condividere valori collettivi. Raccontarsi in prima persona e aprirsi alle storie degli altri è un ulteriore presupposto importante. Se decidete di aprire un blog aziendale, ad esempio, apritevi al racconto e preparatevi a commenti positivi, ma soprattutto a quelli negativi. In un dialogo che si rispetti, ci sono differenti punti di vista. I feedback negativi sono il vero valore aggiunto della conversazione 2.0 fra aziende e user. E’ grazie al feedback negativo degli utenti che si correggono le imperfezioni e si migliora la performance.

“Tutto qui”. Ecco come ho concluso il mio speech.