[Italian Geek Girl in USA] Chapter 2| World is Full Of Wonder Women

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È stata una giornata intensa quella di oggi.
Ci siamo incontrate nella Hall dell’Hotel e all’inizio rompere il ghiaccio non è stato immediato, ma poi

è bastato tirare furoi macchine fotografiche, smartphone e tablet, scattare la prima foto di gruppo del giorno, per familiarizzare.

Mattina e primo pomeriggio sono trascorsi fra visite guidate ed autonome.
Ho imparato molte cose che non sapevo su Abramo Lincoln e il suo famoso discorso di soli 3 minuti che è passato alla storia; il Presidente Jefferson ( il 3° presidente degli USA ) che era appassionato di arte e letterarura, musica  e che fu uno degli autori della dichiarazione di indipendnza e che lasciò alla cittá di Washington 10.000 libri della sua perosonale biblioteca, fondando così la prima biblioteca pubblica in Washingtone D.C.

Fra una tappa e l’altra del tour, abbiamo avuto occasione di chiacchierare velocemente circa chi siamo e cosa facciamo: quello che mi ha colpito e stretto lo stomaco è il senso di appartenenza che ho avvertito.

Ritrovarmi in alcuni racconti di donne che vivono in paesi come la Palestina, le Barbados o l’Indonesia è stato sorprendente.

Ad un certo punto del pomeriggio, mentre le altre ragazze sono tornate in albergo a riposare, siamo rimaste fuori: un’ Italiana, un Ungherese, una Malese, un Irachena e una Messicana: si trattava di decidere cosa andare a visitare: ci siamo guardate e abbiamo detto tutte insieme:

“The Smithsonian Air and Space Institute!”. Non so come spiegarvelo,ma mi sono sentita “a casa”.

Alle 17.00 abbiamo avuto il primo meeting ufficiale e quindi la prima round table con gli organizzatori del programma, è stato pazzesco ascoltare i racconti dettagliati di cosa ciascuno di noi fa nel prorpio paese.
Tre racconti in particolare mi hanno colpito.
Tina parla con fierezza e orgoglio dell proprie studentesse in Palestina:
” Io non ho un PHD o un Master in IT, ma spingo le mie studentesse a studiare per ottenerlo e faccio di tutto perchè loro si innamorino delle nuove tecnologie e vadano avanti per conseguire un Master o un PHD.”.
Tina, dice che non c’è nulla di più bello di vedere come le sue ragazze si appassionano di tecnologia in modo così naturale. Una delle sue ragazze ha vinto una competizione intenrazionale ed è stata invitata allo Space Camp in Colorado!
Ascoltare Nadia che parla del suo amore per l’Iraq che l’ha spinta a tornare, contro il parere di tutti quelli che la conoscono, nella sua terra dopo 10 anni.
In Iraq ci sono donne iscritte alle facoltá scientifiche, il problema è dato da 14 anni di embargo che hanno chiuso il paese all’innovazione: le stesse nozioni sono state riciclate per 40 anni.
Quando Nadia è arrivata la situazione era dramamtica, dice, all’universitá si studiavano le stesse cose da 20 anni…
Il problema più impellente, dice Nadia, è la sicurezza nel suo paese, la scorsa settimana memtre era in riunione con il Ministro dell’agricoltura(  sta cercando di organizzare una conferenza sull’ambiente), sono scoppiate 5 autobombe.
Questo clima di violenza rende il lavoro di networking e coinvolgimento delle donne più difficile, perchè tutto è incentrato sulla sicurezza, non è facile incontrarsi, lavorare serenamente, perchè ci sono attentati di continuo.
Nadia si commuove parlando del suo paese.

Io mi sento piccola di fronte alla grandezza di queste donne.

Olayinka, invece, ci racconta della sua esperienza in Nigeria, lei lavora per l’istutito di ricerca di geologia e porta avanti un’attivitá evengelizzazione all’istruzione. Olayinka ci spiega che il problema dell’istruzione si avverte non nelle cittá mai nei villaggi rurali: è lì che bisogna agire per convincere le ragazze ad andare a scuola, ad istruirsi e ad affacciarsi all’innovazione. Dice che internet arriva nei villaggi, ma che la sua battaglia è quella di convincere le ragazze a studiare. La sua battaglia è quella di combattere l’isolamento in cui vivono molte donne:f ar capire alle ragazze che collaborare, entrare in un gruppo di studio e proiettarsi al di fuori dei villaggi è importante.

Tina e Nadia parlano di autobombe, sparatorie, aggauti con il sorriso, qualcuno chiede “Non avete paura, perchè vivete lì?” loro rispondo insieme: “É casa nostra, è la nostra terra noi vogliamo stare lì”.

È stata una giornata intensa, tanto intensa che alle 21.30 credo di essermi addormentata.

Adesso sono le 4.30 e torno a letto, ma questa giornata doveva essere racconta in qualche modo.

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