Riflessioni di fine estate…

E’ stata un’estate di riflessioni, di discorsi e di grandi visioni, di grandi feste e anche di solitudini.

Ho imparato tante cose quest’estate e ho riflettuto su chi sono e chi voglio essere.

Ne ho tratto alcune semplici conclusioni, forse banali, ma credo che valga la pena appuntarle, prima che mi sfuggano.

Credo che dobbiamo riappropriarci delle nostre vite e del nostro tempo, distinguendo chi siamo da ciò che facciamo. Il lavoro è uno dei più potenti anestetici che conosco: aiuta a distrarsi, ad andare avanti e innesca meccanismi di dipendenza cronica.

Non credo che la vita di una persona possa coincidere con un mestiere o con quello che essa fa per campare: anche qualora il suo fosse il lavoro più bello e coinvolgente del mondo, abbiamo bisogno tutti indistintamente, di dedicarci a noi stessi, alle persone che siamo e al nostro progetto personale di vita.

La crescita degli individui non può non coincidere con le profonda conoscenza di noi stessi e dall’amore per noi stessi. Dobbiamo ri-abituarci a parlare con le persone a voce, guardandole negli occhi e vedendo l’effetto che le nostre parole hanno sul prossimo. E’ importante dedicarsi ai tramonti, alla cura del nostro io, al mare, al sole, a chi ci ama e a chi amiamo, è importante far festa e creare occasioni di gioia. Dobbiamo ri- abituarci ad aver pazienza, a non volere tutto subito, qui e ora.

Dobbiamo ri- abituarci alla lentezza, alla scoperta lenta delle cose, delle emozioni e delle persone. Le persone sono universi e vanno scoperte, curate, rispettate e amate: non dobbiamo armare l’esercito per invadere l’altro, ma creare occasioni di conoscenza e di condivisione.

Dobbiamo conoscerci rifuggendo le etichette e gli stilemi che la società impone continuamente, tentando di incasellarci in modelli e ruoli..

Credo che il primo passo sia imparare ad essere se stessi: essere noi stessi è la cosa più difficile e più semplice allo stesso tempo.

Il secondo passo potrebbe essere imparare che il mondo non va salvato tutti i giorni e che l’umanità andrà avanti comunque: anche se noi ci concediamo un giorno di pausa.

Il terzo passo è  cercare  compagni di vita con cui essere liberi e non persone attorno alle quali costruire delle gabbie a due piazze.

E’ importante fermarsi, guardarsi dentro e guardare fuori per comprendere dove stiamo andando: correre continuamente sempre è la miglior strada per non arrivare da nessuna parte…

La felicità va coltivata, non soltanto desiderata.

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