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Pillole di umanesimo digitale, pillola numero 2: organizzare e gestire un evento on-line

Pubblico questo post con molto ritardo,  si riferisce ad una lezione che ho tenuto insieme a Cecilia Pedroni presso la Fondazione Ater all’interno del corso di specializzazione “Cultura, Web e Social Networks”.

Cerco, quindi, ricostruire  i passaggi fondamentali che ho svolto a lezione che potete ritrovare anche seguendo le slide qui sotto

La  prima cosa che dovete sempre aver presente è che vi serve

un obiettivo, chiaro, inequivocabile, convincente.

Un obiettivo concreto vi aiuterà a tenere sempre presente i presupposti che vi hanno spinto ad intraprendere un determinato percorso.
Dopo aver individuato uno o più obiettivi, è il momento di trovare uno o più partner:

ovvero persone|soggetti|istituzioni che possano condividere il vostro progetto, la vostra visione e quindi cooperare per il raggiungimento dei vostri obiettivi comuni.
Per trovare dei partner on-line non dovrete fare altro che lanciare una call to action in rete  in modo da ragiungere velocemente chi può sostenervi.

Dirlo può sembrare più difficile di quello che è: in realtà vi basterà spargere la voce sui vostri social networks.

Una ottimo contesto cui inserire la segnalazione del vostro evento sono i gruppi di Linkedin che sono già profilati per argomento ed interessi, quindi diventa difficile sbagliarsi e rischiare di disturbare.

WARNING: Prima di postare un gruppo cercate di osservare e capire quali sono le dinamiche e le metriche che lo governano: in questo modo vi inserite in un flusso di comunicazione in maniera amroniosa, senza creare strappi o difficoltà.

Con all’attivo un obiettivo e dei partner avete già costruito parte del vostro network.
Un passaggio fondamentale è quello della condivisione degli intenti: meglio mettere subito sul tavolo cosa ciasciuno si aspetta dalla cooperazione e dal progetto condiviso, in modo che sia tutto chiaro e non ci siano degli arresti di corsa traumatici.
Importante per la vostra sopravvivenza è,inoltre, la suddivisione dei rispettivi compiti: una buona To Do List condivisa è quello che ci vuole; per realizzarla nulla è più comodo di un Google Doc condiviso ed editabile, in modo che tutti possano aggiungere le proprie note e le segnalazioni del caso.

Adesso vi serve una data.

WARNING: Prima di fissare la data del vistro evento fate un check in rete, controllando che il vostro evento non soovrapponga con altri eventi, simili per target, obiettivi o argomento.

Il modo più veloce per fare questa verifica è Googlare la data di vostro interesse.

E adesso passiamo alla promozione!

Il vostro evento deve avere le stesse caratteristiche di un brand: vi servono quindi un nome e un’immagine.
Scegliete un nome coerente, facile da ricordare, riconoscibile e inequivocabile.
Il nome del vostro evento non deve essere oggetto di confusione o malintesi.
L’immagine di consegueza, deve essere coerente con il nome scelto.
La scelta dell’immagine è molto importante, perchè accompagnaerà e indicherà il vostro evento, per tutte le fasi della sua “vita”.

WARNING|Non è una buona prassi,cambiare l’immagine corispondente ad un evento in corso d’opera.

Adesso abbiamo quasi tutto il necessario, dobbiamo solo spargere la voce.
Parlate del vostro vento con tutte le persone che credete possano esere interessante all’evento, profilate però l’informazione: non fate Spam!

WARNING:Non invadete la sfera altrui con informazioni ridontanti o poco adatte a chi avete difronte.

Cercate quindi di comunicare il vostro evento attraverso una strategia di comunicazione trasversale che vi metta in condizione di evidenziarne le differenti caratteristiche ed interessare più persone con il medesimo entusiasmo.
Quando promuovete un evento o comunque comunicate qualcosa ricordate sempre che:

“Dall’altra parte non ci sono bersagli da colpire, ma persone da coinvolgere ed entusismare!”.

Fate in modo che il coinvolgimento sia fonte di valorizzazione per chi partecipa e fate in modo che chiunque partecipi abbia qualcosa da raccontare il giorno dopo.
Una cosa da non fare mai, sia che stiate assistendo ad un evento on-line che offiline: non promuovete solo il vostro evento e non supportate solo gli interventi che vi interessano in prima persona:
WARNING:come nella dimensione offline,non c’è nulla di più indisponente di un relatore che abbandona la sala appena concluso il proprio intervento; analogamente è unfair chi twitta e retwitta solo eventi che lo interessano in prima persona.

Per agevolare la partecipazione online cercate di scegliere una location accessibile: una location accessibile è una location in cui sia presente una connessione wi-fi da mettere a disposizione di relatori e partecipanti e che contenga le caratteristiche di luce e spazio per poter organizzare un buon livestreaming.
Un evento online che si rispetti comunica tramite twitter, attraverso un profilo dedicato o un #tag dedicato
#tag è una parola che va ad etichettare un contenuto, in modo che esso possa essere facilmente ricercabile dal search di twitter e dai motori di ricerca.

Inserendo il nostro #tag ai messaggi che lanciamo durante l’evetno attraverso twitter, saremo sicuri che essi saranno facilmente reperibili e condivisibili.

Assicuratevi che durante l’evento. ci sia chi si occupa del liveblogging: ovvero di condividere in tempo reale contenuti multimediali che raccontino l’evento in tutte le sue fasi e che ci sia, inoltre, chi si occupa di realizzare contenuti multimedia.
Documentare l’evento è importante per la condivisione in real-time,ma anche per la documentazione postuma dell’evento.
Nei giorni successivi al vostro evento, dovrete diffondere i contenuti realizzati, in modo da dare la possibilità alla rete di fruirne ancora.

WARNING: non sottovalutate la gestione delle presenze.Io consiglio di usare sempre Eventbrite

Credo di aver detto, quasi tutto…o spero!

manca solo un “In bocca la lupo x il vostro evento!” 😉

Social Media Opportunità o Schiavitù? La mia prima volta alla Social Media Week

“Social Media Opportunità o Schiavitù?” è nato un pò per gioco un pò per destino…ed è un progetto che ho avuto il piacere di portare avanti isieme ad un team eterogeneo, scanzonato ed energico.

Quando Tonia mi ha chiesto se volessi partecipare ad un evento che stava organizzando all’interno della Social Media Week, ho accettato, pur  sapendo di star mettendomi in schiena un ennesimo impegno in più, rispetto a quelli già calendarizzati da tempo.

Così, carica di entusiasmo e incoscienza,  mi sono trovata insieme al Sindaco d’Italia

( Roberto Cobianchi ndr), Cecilia Pedroni, Roberto Scatena, Riccardo Goretti e Tonia Maffeo, ad organizzare una rappresentazione teatrale a base di social networks.

E si, avete letto bene, una rappresentazione teatrale a base di social neworks…perchè?

Beh, perchè parlare di Social Media alla Social Media Week, collezionando l’ennesimo speech ci sembrava un pò ridondante

Poi sarà stata l’estate appena conclusa,  la voglia di stare ancora in spiaggia a chiacchierare a cuor leggero di tutto, tranne che di cose seriose…che ci siamo lanciati in questa bellissima avventura.

Abbiamo passato più di una sera a bere birra, managire sushi o tagliatelle, scrivendo il copione e facendo le prove generali.

Location degli incontri sono state la sede di O-one e la sede di Mimulus: numerose le volte in cui ci siamo dovuti fermare, causa raffica di risate!

La struttura dello show è la seguente:

Personaggi e interpreti  in ordine di apparizione:

Il Pensatore: Riccardo Goretti

Twitter: Linda Serra

Facebook: Cecilia Pedroni

Foursquare: Roberto Cobianchi

Utente Medio: Roberto Scatena

Google+: Tonia Maffeo

La scena si apre con Riccardo Goretti (unico attore professionista) che interpreta un monologo dal taglio un pò nostalgico/retrò e antitecnologico, cui seguono  3 monologhi sulle opportunità dei social media (ciascuno il suo) e una seconda parte  dialogica, in cui abbiamo cercato attraverso un battibecco serrato e schizzoide,  di rappresentare l’aspetto schiavitù, della vita digitale.

E poi, prova dopo prova, è arrivato il grande giorno…che emozione!

Abbiamo recitato davanti ad un parterre ridotto ma appassionato, abbiamo ricevuto applausi a scena aperta e l’interazione dei presenti.

Questa esperienza ha rafforzato in me la convinzione che per essere grandi, bisogna tornare bambini ogni tanto e che per vincere bisogna mettersi in gioco e non prendersi troppo sul serio.

 

Beh, certo non posso non ringraziare di cuore  agli amici che ci hanno sostenuto: Mik, Michi e LGioni e rivolgere un enorme GRAZIE a Marco Gialdi e Paolo Cerri che ci hanno supportato con il video, visto che il livestreaming non è stato possibile perchè il wifi dello Urban Center anadava a 100 k …(Ehm, magari pensare di potenziare per l’anno prossimo non sarebbe male!).

Paolo e Marco stanno realizzando per noi il video e appena pronto saremo felici di condividerlo.

E ovviamente grazie a Spreaker, Securo e Triddles che ci hanno coinvolto in questo bellissimo viaggio!

 

 

Internet risveglia le coscienze, non vince i referendum!

20110614-004403.jpgQualche giorno fa ho retweettato una frase di Jim Gilliam al Personal Democracy Forum”I don’t have faith in the Internet, I have faith in people connected the through the internet!”.Questo e’ quello che mi sento di dire oggi.Leggo ovunque “Referendum: ha vinto facebook!”, non sono d’accordo.Non ha vinto facebook: hanno vinto le persone, abbbiamo vinto noi e le nostre idee.Questo tipo di superficiale analisi, a mio avviso, mira a sminuire la potenza del messaggio e la determinazione dei singoli.Facebook e’, senza dubbio, un vettore veloce e diretto che moltiplica le opportunità di costruire un network in pochi secondi, ma il più potente e veloce vettore o connettore esistente, non sortirebbe alcune effetto, se non ci fossero dei contenuti veicolati da persone determinate.Oggi abbiamo vinto noi, che comunichiamo in rete e usiamo internet per comunicare e diffondere idee e messaggi. Facebook ha fatto da collante e diffusore allo stesso tempo.Il messaggio e’ stato diffuso, disseminato e moltiplicato attraverso facebook e twitter.La politica non può più negare il ruolo dei nuovi media sulla comunicazione e sul modo di fare politica dei singoli individui. Tutto questo e’ nuovo, improvviso e sconvolgente e fa paura…avere libero accesso ad una rete di milioni di nodi a cui corrispondono milioni di cervelli che si connettono in una miriade di sinapsi attive e veloci, e’ un processo sconvolgente che porta a risultati sbalorditivi.E’ innegabile che fare politica ai tempi di facebook, e’ più facile perché e più facile esprimere una posizione e ricevere un feedback immediato, riscuotendo consensi o dissensi. E’ più facile e veloce creare un movimento grazie agli strumenti gratuiti e acccesibili che ci offrono i social networks: questo e’ l’aspetto più interessante della vicenda.Chiunque, in pochi click e semplici passaggi, può costituire un centro di interesse politico destinato, nella migliore delle ipotesi, a divenire un movimento che pian piano inizia a mietere proseliti e a diffondere messaggi.Internet ( il mezzo) veicola pensieri e concetti, la rete ( le persone in rete ) congiunge e avvicina le realtà simili e differenti offrendo ad esse nuove opportunità di crescita e confronto e di emancipazione.Quello che e’ successo in Italia in questi giorni e’ proprio questo: le persone hanno preso posizione e hanno dato vita ad un movimento che ha coinvolto tutto il paese. Le persone si informano e riprendono interesse verso la politica e le informazioni. Dico questo con prove di caso concreto. Nella mia famiglia ho l’esempio dei miei genitori che dopo decenni di torpore mediatico televisivo e massmediale, hanno, con l’avvento di facebook, ripreso contatto con la realtà; interessandosi al dibattito politico e consultando fonti alternative di informazioni, cercando il confronto con gli altri.I miei genitori hanno votato “SI” e hanno seguito lo spoglio con vivo interesse.Non e’ facebook che denota il successo di un’operazione , sono le persone che elaborano i contenuti che fanno di un progetto qualunque, un progetto vincente.Oggi in Italia Hanno vinto le idee, hanno vinto le persone e internet ci ha aiutato a diffondere le nostre buone ragioni e a comunicarle in modo fermo e convincente.Le persone hanno preso coscienza e internet ha connesso le ragioni convogliandole verso un unico fine.E immaginiamo che tramite internet un giorno si possa esprimere validamente il proprio voto, sia ai referendum, che alle elezioni.Pensate a come sarebbe veloce lo scrutinio, quanto ne guadagnerebbe il quorum e quanti miliardi risparmieremmo.Un giorno non molto lontano, tramite internet ci recheremo alle urne e allora il cerchio sara’ chiuso#Italianrevolution

Informarsi con #twitter

Di recente ho letto con intresse un post di Jeff Bullas circa l’utilizzo di twitter.Il post si conclude con un poll veloce e divertente.Mi sono fatta un pò di domande anch’io sull’utilizzo di twitter sia il mio personale che quello che ne fanno altre persone.

Io twitter lo uso principalmente per informarmi.

Non uso twitter per dire Buongiorno e Buonasera

Seguo particolarmente le news riguardanti Social Media Marketing, Politica, Cultura. Consulto twitter principalmene dall’ iPhone.Uso twitter sia per rimanere informata che per informare: ad esempio se sono ad un evento attraverso liveblogging. Se sono io a fare liveblogging quindi sono presente fisicamente ad un evento ,posto updates testuali, foto o video contrassegnando ciascun post con l’#tag ufficiale.Se seguo un evento bloggato da qualcun’altro, rilancio le notizie per dare ad esse maggiore diffusione e le cerco quelle più interessanti tramite gli #tag ufficiali nel motore di ricerca di twitter o su google se voglio espandere la ricerca.Ultimamente su twitter ho partecipato al live blogging della manifestazione “Se non ora, quando?!” a Bologna, e-booklab Italia.Ho seguito invece lo tzunami in Giappone e la guarrea in Libia.Qui un video che mostra il disastro di Fukushima #fukushima, #japan raccontato da twitter.[vimeo 21687842 w=400 h=225]2011 Japan Earthquake as seen through Twitter from Rio Akasaka on Vimeo.Da un recente ricerca emerge che il 70% delle persone in rete crede alle notizie postate da amici; il 14% crede alle notizie postate da testate giornalistiche, tutto questo corrisponde alla tendenza cui si assiste in rete: il passaparola on-line è molto focalizzato sulle info-news piuttosto che sulle review di prodotto. Tutto questo influenza il riattivarsi di coscienze sopite da un pò che tweet dopo tweet, si accendeno fenomeni come la “primavera el Sudest Asiatico” cui stiamo assistendo.

La rete porta informazione reale e non uniforme ai codici di massa, dove l’informazione non esiste. Questo prima o poi porterà alla emancipazione dei paesi arretrati e colmerà il divario socio culturale fra i paesi occidentalizzati e quelli orientali. La comunicazione globale non può che generare cultura globale, dedideri e aspirazioni globali.

Una pecca di twitter? La memoria corta!

Se volete tenere traccia di uno stream, fate uno screenshot entro 24 ore…dopo di che il buon canaricno svuota la cache!Molte peronse invece usano twiiter come chat, e qui si apre un universo di polmiche e schieramenti che preferisco non approfondire :)Ma questa immagine mi fa molto ridere 😀alcuni usano “tweets near you” per fare nuove amicicizie o per fare i “provoloni” 😀 …altri usano twitter come canale di spam…altri ancora lo usano semplicemente per retwittare link delgi altri.

E tu come usi twitter?

Che idea ti sei fatto del socialnetwork più compulsivo del momento?Io,attualmente, lo trovo decisamente il canale di comunicazione più interessante e coinvolgente.

#tagBolab e #tagBologna Camp

La mia storia con #tagbolab perdura da tempo.Conosco Michele dai giorni in cui Crossmode emetteva i suoi primi vaggiti online e ho avuto il piacere di collabortare e confrontarmi con lui in più occasioni.Quando Mik mi accennò il progetto TagBolab fui sopresa, non perchè venisse da lui una simile proposta ( è sempre stato una persona lungimirante),ma perchè nascesse questo tipo di laboratorio a Bologna.

Questo episodio, comunque conferma quello che ho sempre pensato della mia città: qui le cose succedono e Bologna si riconferma un territorio fertile per quanto riguarda innovazione e nuove tecnologie.

Tag Bologna è un progetto del laboratorio marketing territoriale nel web 2.0 riservato agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione pubblica e sociale dell’Università di Bologna, e ha come caso studio Bologna e Bologna sul web.Che vuol dire?Vuol dire che i ragazzi di #TagBolab hanno studiato come promuovere una realtà territoriale in rete ergo sono in linea perfetta con la attualissima tendenza che interessa da tempo lo scenario digitale USA e che adesso sta affacciandosi con successo anche in Italia, basti pensare al fenomeno Foursquare seguito a ruota Gowalla e simili: che sono solo gli aspetti più ludici di un processo di trasformazione a dimenzione locale,che l’ecosistema digitale sta affrontando.

Da quando lo scenario digitale ha smesso di essere un emisfero”altro” dalla vita quotidiana, andandosi ad integrare perfettamente con la sfera personale di ciascuno, è inevitabile che anche la rete divenga per molti aspetti locale e ci offra servizi, informazioni e strumenti a brevissima portata.

Ho avuto il piacere di prestare il mio contributo al laboratorio TagBoLab su invito di Mchele e Valentina Bazzarin tenendo una lezione sul geotagging e su come valorizzare una realtà territoriale in rete.In qualità di  organizzatrice di #GGDBologna sono stata invitata a spiegare in aula come si promuove un evento locale, usando gli strumenti offerti dai social networks e blogosfera.Tutto questo perchè il percorso di #TagBolab si conclude con un ambizioso e temerario esperimento pratico: Organizzare Un Barcamp!Detto fatto.Domani presso lo Urban Center di Bologna si terrà TagBolognaCampIl wiki per iscriversi è qui: sul blog sono disponibili tutti dati raccolti da TagBoLab.Da non perdere oltre a tutti gli interventi fra i quali anche uno mio in cui presenterò il progetto GGDBologna,alle 14.30Tavola rotonda condotta da Francesca Sanzo: “Quale identità per Bologna? E’ possibile un dialogo on line off line?”E allora bando alle ciance:Un grandissimo in bocca al lupo ai ragazzi di #TagBoLab e che il camp sia un sucesso!!!

Orbitare in Gravity

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Cmjm2XDIdwc&feature=player_embedded]E’ da poche ore che, grazie a Stered orbito in GravityNuovo social network strutturato per “Pianeti di interesse”.Non mi oriento ancora bene,ma a primo acchitto è un pò come avere tante room di freindfeed organizzate per argomenti, più accessibili e facilmente ricercabili.Efficace e gradevole  il promo.Vi saprò dire 🙂

Perchè ho disattivato Google Buzz

Questo post arriva molto in ritardo…era in bozze da tempo…ma ad ogni modo lo ripesco volentieri :)La mia lovestory con #buzz è durata poco più di mezza giornata.Come per molti le mie aspettative erano alte, forse troppo.Ad ogni modo #buzz si è attivato in automatico e la sua icona colorata si è posizionata nella sidebar a sinistra di Gmail.Dopo i primi passi e una breve esplorazione, sembra che Buzz sia una sorta di baracchino che ti spara nell’etere e ti connette con il primo che passa.Dopo un paio d’ore dall’attivazione, infatti,  trovo una sfilza di sconosciuti cui a mala pena avevo iviato una mail chissà quanto tempo fa, fra i miei followers senza che mi fosse arrivata neanche una notifica.Inizio a cercare fra le impostazioni per filtrare gli accessi al mio profilo, cerco come posso settare la privacy in qulache modo.Cerco aiuto in Friendfeed e trovo numerosi topic di amici che lamentano le mie stasse perplessità.Intanto i followers sconosciuti continuano a crescere e io continuo a cercare un punto in cui effetture il tanto desiderato #turnoff.Poi arriva Candy e mi scrive su skype come trovare il tasto di disattivazione di Buzz.“Si trova in fondo,in fondo alla pagina lì di fianco ai credits!!”Eccolo!!!Quindi?Per il momento #buzz resta in #turnoff.Troppo poco safety per l’utente e la propria privacy.Non trovo che #buzz abbia dei particolari skylls per aggiungerlo alla mia “filiera social”.Inntanto i #turnoff si sono diffusi e Google sembra aver preso coscienza della cosa.Qui il post in cui Google prende atto delle cose che non vanno grazie proprio ai feedback degli utenti.E di seguito i suggerimenti per migliorare la ‘performance del prodotto.Vedremo :)Evoluzione ed approfondimenti tramite  friendfeed da Lawrence

La comunicazione 2.0 è una moda? !

L’altra sera alla GGD Marche ho avuto uno scambio con Federica Pascucci che mi ha portato ad alcune riflessioni.Federica,dopo una carrellata su cosa vuol dire comunicare in rete dal punto di vista delle aziende e di come le aziende potrebbero sfruttare i nuovi canali social, ha poi concluso dicendo:

  1. Non tutte le aziende sono adatte a comunicare nei nuovi canali 2.0
  2. Questo modo di comunicare va approfondito e valutato,perchè vero che va di moda,ma non è detto che sia la giusta strada per ciascuna azienda.

Come ho osservato la sera stessa, il mio punto di vista è differente con quanto affermato da Federica.1. Non è la comunicazione 2.0 ad essere di moda, ma semmai sono i fenomeni come facebook (spesso identificati come comunicazione 2.0) ad essere di moda ed anche overloaded.La comuincazione fra aziende-utenti azienda-aziende è sul web e sarà sempre di più spostata sulla rete. Gli utenti non sono più davanti alla TV,piuttostso che ad ascoltare la radio: le conversazioni sono in rete, è qui che avvengono gli scambi .

Ieri sera ero a cena da amici e abbiamo guardato You Tube mentre eravamo a tavola

Io personalmente credo che a breve, e lo scarto sarà proprio nel capire questo snodo, non potrà parlarsi più di comunicazione online-offline-atl-btl-2.0-3.0…etc.etc. (si parlerà di web semantico,ma questo è ancora altro!).Io credo che non avrà neanche più senso parlare di chi si occupa di comuincazione digitale  e chi,invece si occupa di comunicazione “tradizionale”.

Che vuol dire comunicazione tradizionale?Che significa dire “le aziende non capiscono come comunicare sul web e come proporsi in un dialogo in rete”.Dovremmo forse tutti rallentare perchè le aziende non capiscono?!

Credo che chi si occupa di comuinicazione al giorno d’oggi non possa ignorare il fermento che c’è in rete.Se le aziende non conoscono quali sono le opportunità in rete e come si possa comunicare in modo proficuo nei nuovi canali; sono i tecnici (brutto termine,ma meglio di esperti!) che devono instradare le aziende e facilitarne l’accesso ai nuovi canali di comunicazione;non si possono incrociare le braccia difronte alla mancata comprensione di determinati flussi.

Per questo stesso motivo io non credo ci siano aziende più adatte a comunicare in rete e aziende meno adatte.

Le aziende comunicano.Poi non è detto che tutti debbano comunicare nello stesso identico canale, nello stesso medesimo modo. Di canali in rete ce ne sono innumerevoli: in rete ci sono utenti di ogni età e di svariati interessi.

“E se un’azienda vende dentiere” obietta qualcuno “è ovvio che è meno adatto a comunicare nei nuovi canali rispetto ad alttre che sono più in target”.

Ma cosa è in target? Chiariamo.Comunicare in rete, non vuol dire solo vendere prodotti on-line. Un’azienda che si apre alla comunicazione con gli utenti è un’azienda che si apre alla conversazione one-o-one è una realtà che si pone in un’ottica nuova,si pone obiettivi differenti, si apre a nuove opportunità di crescita e confronto non solo all’esterno ma anche nel suo interno.Una realtà aziendale che si apre alla comunicazione sociale in rete,non può non affrontare dei cambiamenti al suo interno,non può ingnorare che il dialogo aperto che avviene in rete, si rispecchierà anche al suo interno.

“Le conversazioni ci sono sempre state!”

Certo. E’ dall’antico forum (quello Romano) che si comiunica,si conversa e si discute. Le converazioni ci sono state,ma come tutti noi sappiamo, nella “prima Repubblica della comunicazione” si trattava di conversazioni verticali/unilaterali. (giusto per ribadire l’ovvio!)Le conversazioni cui dovrebbero aprirsi le aziende sono quelle user-to-user che non sono finalizzate esclusivamente alla vendita dle prodotto,ma al divenire utente ed arrivare ad uno scambio alla pari; ovvero alla partecipazione alla nuova Agorà che vive in rete e a cui non si può non attingere.Io credo che tutto questo sia trito e ritrito e sia superato.Credo non possano sussistere dubbi su questo e allo stesso modo, non credo ci siano prodotti più adatti e prodotti meno adatti ad essere presenti sulla rete.

La rete è la piazza più grande del mondo dove tutti ci troviamo tutti i giorni,ma proprio tutti e si parla di qualunque cosa, dal calcio alla musica, alla cucina,al marketing, al cinema..

Si esce fuori dalla rete (ovvio!),ma solo per fare una passeggiata in bici, piuttosto che ua birra con gli amici o una pizza,ma per tutto ciò che è business,learning,communication, sharing and promotion non c’è motivo di spostare ancora l’attenzione dal web.Gli attriti più fastidiosi che vedo nascere sono spesso causati dal fatto che ancora si crede che le agenzie “tradizionali” debbano per forza detenere lo scettro della creatività e del concept che poi le agenzie digital (gli smanettoni) devono veicolare nei nuovi canali.E’ questo che non funziona.

Chi non parla un determinato linguaggio non può decidere i codici del messaggio.La rete non è una scorciatoia low cost su cui veicolare le campagne pubblicitarie di seconda mano

E’ questo che rende i canali inaccessibili e spesso sovraffollati di inutilità.

Quegli atttori che credono di poter riciclare concept e creatività in rete sono i prime a venire escluse dallo scenario.

Non sono determinati prodotti ad essere inadeguati, sono i modi: se vado a Londra e parlo Polacco, non devo stupirmi se avrò poche occasione di stringere amicizie e se la mia permanenza sarà più complicate di come sarebbe se fossi anglofona.Giusy dice che il mio punto di vista “è il futuro” per un utente medio e che io ci sono troppo dentro (allo scenario),boh probabilente si è vero, ma a me non semrba di parlare di cose così distanti.Ci dormo sopra…che è meglio!

Tutti abbiamo bisogno di un Social Network

 

Ieri sera sono stata invitata alla presentazione di un nuovo social network per giovani creativi a Vicolo Bolognetti seguito dal Dj Set delle mie Girlz preferite le Satisfaction.Programma accattivante social networks e funky Music…come dire di no? La situazione è stata una di quelle che si vivono solo a Bologna e che ne fanno una città unica.Allora se fosse stata una presentazione di un nuovo social netowrk per giovani creativi a Milano:welcome deskbadgegadgete un buffet stitico ma coreograficolocation progettata da Renzo Pianoun preoccupatissimo e affettatissimo moderatorePresentazione di un social networks di gioavni creativi a Bologna:location quadriportico di Vicolo Bolognettisedie e tavolini di plasticaorario 21.30 buffet: 3 bocce di Sangiovese e scaglie di grana e chips in abbondanza.Nessuna traccia di palmari/I-phone/laptop.Nessun moderatore:il microfono è messo a giro fra un tavolo e l’altro.Uno degli ideatori cerca di fare luce sui fini del  del progetto e dice una frase tipo”Questo progetto mira a mettere in connessione i giovani artisti e creativi con le realtà del posto ad esempio Le Scuderie…che è un locale che ha aderito all’iniziativa e che…”Non fa in tempo a finire la frase che un ragazzo che siede con la sua clac si alza e inizia ad urlare”O ma che casso centra adesso le Scuderie diobò.Questi c’hanno i soldi.Se vogliamo fare una cosa diversa creiamo nuovi spassi x i giovani. Cioè prendiamo un posto nuovo se non c’è occupiamo…”Nel frattempo vado a prendere un birra perchè la situazione merita e anche il barista a dire la verità 😉 Mi riavvicino e c’è una ragazza che ha poca dimestichezza con “internet” ma che accusa gli ideatori di Bloomap.org (il progetto si chiamo così) come se le volessero vendere un aspirapolvere a rate:” Siete poco chiari e non mi convince questa cosa perchè se io vado in internet vedo i banner vedo i siti mi rimane impressa un’immagine,ma perchè dovrei iscrivermi qua per trovare delle persone?!” a chiarirle le idee si laza un ragassone con doppio taglio discutibile e begli occhi azzurri”Allora anch’io sono poco pratico di internet e sono arrivato qui perché mi ha portato lei (indica una bella tenebrosa con mechès fucsia) però io oltre ad essere un grafico faccio anche altro lavoro il ferro battito, organizzo raduni di moto e già da pochi giorno che sono iscritto ho trovato 2 contatti interessanti qui a Bologna che magari avrei dovuto farmi un masso così se non avessi avuto il contatto in bloo.map.!”Dall’altra parte non sono convinti e si creano dei capannelli.Si cerca di riportare la discussione sul tema della serata dall’altro tavolino un tipo chiede il microfono”Allora io mi sono collegato e mi sono registrato a questo social network e non funsionva,perchè non funsiona?allora voi mi dovete dire il perchè?”.Dopo un pò tutto finisce e la Brenda mette su il primo disco. A parte il mio scetticismo nei confronti di un progetto che si definisce Social network e poi trova la sua peculiarità nel voler rimanere locale che ho espresso a voce ad una delle sostenitrici/organizzatrici.Ragazzi è stato bellissimo esserci e troppo divertente, è stato come togliersi le scarpe appena tornati a casa dopo una lunghissima giornata di lavoro questa  è una di quelle per cose per cui non lascerò mai Bologna.In bocca al lupo ragassi!!!!