Archivi tag: pubblicità

La comunicazione 2.0 è una moda? !

L’altra sera alla GGD Marche ho avuto uno scambio con Federica Pascucci che mi ha portato ad alcune riflessioni.Federica,dopo una carrellata su cosa vuol dire comunicare in rete dal punto di vista delle aziende e di come le aziende potrebbero sfruttare i nuovi canali social, ha poi concluso dicendo:

  1. Non tutte le aziende sono adatte a comunicare nei nuovi canali 2.0
  2. Questo modo di comunicare va approfondito e valutato,perchè vero che va di moda,ma non è detto che sia la giusta strada per ciascuna azienda.

Come ho osservato la sera stessa, il mio punto di vista è differente con quanto affermato da Federica.1. Non è la comunicazione 2.0 ad essere di moda, ma semmai sono i fenomeni come facebook (spesso identificati come comunicazione 2.0) ad essere di moda ed anche overloaded.La comuincazione fra aziende-utenti azienda-aziende è sul web e sarà sempre di più spostata sulla rete. Gli utenti non sono più davanti alla TV,piuttostso che ad ascoltare la radio: le conversazioni sono in rete, è qui che avvengono gli scambi .

Ieri sera ero a cena da amici e abbiamo guardato You Tube mentre eravamo a tavola

Io personalmente credo che a breve, e lo scarto sarà proprio nel capire questo snodo, non potrà parlarsi più di comunicazione online-offline-atl-btl-2.0-3.0…etc.etc. (si parlerà di web semantico,ma questo è ancora altro!).Io credo che non avrà neanche più senso parlare di chi si occupa di comuincazione digitale  e chi,invece si occupa di comunicazione “tradizionale”.

Che vuol dire comunicazione tradizionale?Che significa dire “le aziende non capiscono come comunicare sul web e come proporsi in un dialogo in rete”.Dovremmo forse tutti rallentare perchè le aziende non capiscono?!

Credo che chi si occupa di comuinicazione al giorno d’oggi non possa ignorare il fermento che c’è in rete.Se le aziende non conoscono quali sono le opportunità in rete e come si possa comunicare in modo proficuo nei nuovi canali; sono i tecnici (brutto termine,ma meglio di esperti!) che devono instradare le aziende e facilitarne l’accesso ai nuovi canali di comunicazione;non si possono incrociare le braccia difronte alla mancata comprensione di determinati flussi.

Per questo stesso motivo io non credo ci siano aziende più adatte a comunicare in rete e aziende meno adatte.

Le aziende comunicano.Poi non è detto che tutti debbano comunicare nello stesso identico canale, nello stesso medesimo modo. Di canali in rete ce ne sono innumerevoli: in rete ci sono utenti di ogni età e di svariati interessi.

“E se un’azienda vende dentiere” obietta qualcuno “è ovvio che è meno adatto a comunicare nei nuovi canali rispetto ad alttre che sono più in target”.

Ma cosa è in target? Chiariamo.Comunicare in rete, non vuol dire solo vendere prodotti on-line. Un’azienda che si apre alla comunicazione con gli utenti è un’azienda che si apre alla conversazione one-o-one è una realtà che si pone in un’ottica nuova,si pone obiettivi differenti, si apre a nuove opportunità di crescita e confronto non solo all’esterno ma anche nel suo interno.Una realtà aziendale che si apre alla comunicazione sociale in rete,non può non affrontare dei cambiamenti al suo interno,non può ingnorare che il dialogo aperto che avviene in rete, si rispecchierà anche al suo interno.

“Le conversazioni ci sono sempre state!”

Certo. E’ dall’antico forum (quello Romano) che si comiunica,si conversa e si discute. Le converazioni ci sono state,ma come tutti noi sappiamo, nella “prima Repubblica della comunicazione” si trattava di conversazioni verticali/unilaterali. (giusto per ribadire l’ovvio!)Le conversazioni cui dovrebbero aprirsi le aziende sono quelle user-to-user che non sono finalizzate esclusivamente alla vendita dle prodotto,ma al divenire utente ed arrivare ad uno scambio alla pari; ovvero alla partecipazione alla nuova Agorà che vive in rete e a cui non si può non attingere.Io credo che tutto questo sia trito e ritrito e sia superato.Credo non possano sussistere dubbi su questo e allo stesso modo, non credo ci siano prodotti più adatti e prodotti meno adatti ad essere presenti sulla rete.

La rete è la piazza più grande del mondo dove tutti ci troviamo tutti i giorni,ma proprio tutti e si parla di qualunque cosa, dal calcio alla musica, alla cucina,al marketing, al cinema..

Si esce fuori dalla rete (ovvio!),ma solo per fare una passeggiata in bici, piuttosto che ua birra con gli amici o una pizza,ma per tutto ciò che è business,learning,communication, sharing and promotion non c’è motivo di spostare ancora l’attenzione dal web.Gli attriti più fastidiosi che vedo nascere sono spesso causati dal fatto che ancora si crede che le agenzie “tradizionali” debbano per forza detenere lo scettro della creatività e del concept che poi le agenzie digital (gli smanettoni) devono veicolare nei nuovi canali.E’ questo che non funziona.

Chi non parla un determinato linguaggio non può decidere i codici del messaggio.La rete non è una scorciatoia low cost su cui veicolare le campagne pubblicitarie di seconda mano

E’ questo che rende i canali inaccessibili e spesso sovraffollati di inutilità.

Quegli atttori che credono di poter riciclare concept e creatività in rete sono i prime a venire escluse dallo scenario.

Non sono determinati prodotti ad essere inadeguati, sono i modi: se vado a Londra e parlo Polacco, non devo stupirmi se avrò poche occasione di stringere amicizie e se la mia permanenza sarà più complicate di come sarebbe se fossi anglofona.Giusy dice che il mio punto di vista “è il futuro” per un utente medio e che io ci sono troppo dentro (allo scenario),boh probabilente si è vero, ma a me non semrba di parlare di cose così distanti.Ci dormo sopra…che è meglio!