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Anna Maria

Anna Maria l’avevo vista al camping San Paolo, nel 2010.
La ricordo davanti al forno a legna con il fazzoletto in testa, sorridente a sfornare ottime pizze: ha due occhi azzurri che ridono e le rendono sorridente tutto il viso.

Quest’anno sono tornata al San Paolo sono rimasta solo due notti.

La prima sera a cena abbiamo trovato posto proprio vicino al forno della pizzeria: Anna Maria in prima fila, la sentivo scherzare e ridere con i ragazzi che servono ai tavoli che la chiamano “zia Marì”.

Ho ordinato una spianata con sale e rosmarino da accompagnare alla birra, in attesa della mia  bistecca.

La seconda  e ultima sera per cena, ho ordinato senza indugio una Napoli senza mozzarella.

La pizza è buona come la ricordavo e mentre lo penso, Anna Maria passa affianco al mio tavolo. Le sorrido e lei si ferma.

“Come siete belle!” esclama rivolgendosi a me e a chi è con me.

“Complimenti per la pizza, ottima come ricordavo” ribatto.
“Ieri hai preso la schiacciata e la bistecca, somo felice che ti piace la pizza. Sei tornata quest’anno.”
“Sono stata qui anche due anni fa ma tu non c’eri!”
“Ti ricordi di me?!” E’ stupita “Ho fatto solo il 2009 eil 2010 e sono tornata quest’anno.Io mi ricordo che tu c’eri il 2010”
Anna Maria si appoggia con il gomito al mio tavolo.
“Certo che mi ricordo di te…la tua pizza é buonissima e poi mi ricordo sempre di te sorridente a fare le pizze!”.
” Da dove venite?”
“Dall’Emilia anche se io sono di Cosenza,vivo a Bologna da tanti anni”

“Che bella l’Emilia ci sono stata per un mese due anni fa per il terremoto: volontaria Protezione Civile. Io e mio marito stavamo in cucina!”

Lo dice con una semplicità e una punta di orgoglio che le gonfia il petto.
Mi sale un brivido lungo la schiena e gli occhi mi si riempiono di lacrime per la commozione…

“Grazie” le dico e le afferro un polso in modo goffo.
“Grazie a voi. Noi lavoriamo per voi, la cosa importante è che voi mangiate e state bene, lavoriamo per questo…no?”
Ho il cuore a 1000 davanti a questa piccola-grande donna mi sento minuscola…
“Com’è andata la stagione?!” le chiedo per cambiare argomento
“Bene, ma c’è poca gente…anche qui che non te l’aspetti…la crisi ha colpito anche noi. Del resto la crisi colpisce solo i piccoli…i grandi stanno sempre bene!”
Mi sorride e si allontana, piccola e svelta con le guance rosse e il fazzoletto in testa.
Anna Maria, le “piccole” persone come te rendono il mondo un posto in cui è ancora bello vivere…

Rovereto:nei luoghi del terremoto

Ieri sono stata a Rovereto dove la terra si é spaccata e le case sono divelte.
Insieme ad un gruppo di volontari di Insieme per Rovereto ho incontrato chi si sta occupando di ottimizzare gli aiuti dei volontari e il vice sindaco.
Le cose che mi sono rimaste più impresse:

” Abbiamo bisogno di ritrovarci, noi Roveretani; perché nulla sarà come prima e noi non siamo più gli stessi. Capiamo che il dolore non é solo nostro, quindi dobbiamo condividere anche questo e lasciare che le persone, ci aiutino, vedano, capiscano…”

I Roveretani si sono organizzati in campi con tende, roulotte e camper (alcuni in affitto).
Gli aiuti in arrivo sono tanti, ma bisogna ottimizzarli per non dispederli e allo stesso tempo, bisogna mantenere alta l’attenzione per evitare che la gente dimentichi facilmente e la solidarietà si affievolisca.

“La solidarietà – dice Agnese- é l’esatta contropartita del terremoto, ci ha colpito con la stessa medesima forza, una cosa mai vista…”

I Roveretani hanno pasti caldi tutti i giorni e aspettano che l’amministrazione comunale assegni dei terreni in cui collocare le casette di legno, case mobile e container che sono stati loro offerti da privati grazie al tam-tam del blog Insieme per Rovereto e la Casina dei Bimbi.
Vi dico sinceramente:  a me non sembra possibile che quel disastro sia stato causato da scosse di intensità 5.9.

“Eravamo fuori e non stavamo inpiedi, i campi di pannochie sembravano onde del mare…fluttuavano”

C’é tanto da fare per superare la paura e ricominciare e per fare in modo che la comunità non venga dispersa nei comuni limitrofi.
Io ho fatto quello che mi é venuto più naturale fare: offrire una connessione wi-fi per la tendopoli, progetto che spero di realizzare insieme ai Green Geek grazie alla collaborazione con Mauro Lattuada e fornire delle postazioni fisse per la navigazione grazie alla collaborazione con Panzallaria.
Avremo bisogno di antenne e un router potente, se volete aiutarci potete contattare me o Panz.
Attualmente servono a Rovereto:

  • Casette e container
  • Ditte di demolizione che siano disposte ad applicare tariffe agevolate.
  • Docce da campeggio
  • Raccolta di beni, ma da stivare in magazzini propri e somministrare a chiamata.
  • Braccia, perché dopo le ruspe ci sarà da spalare
  • Tanta pazienza per essere pronti ad intervenire quando i Roveretani avranno capito di cosa ci sia maggiormente bisogno e l’euforia dei soccorsi si sarà sgonfiata.

Per somministrare il vostro aiuto potete contattare il blog Insieme per Rovereto.

Ho imparato una cosa importante ieri che vorrei trasmettervi:

La solidarietà ha bisogno di pazienza e di rispetto: non va imposta. Questa gente ha perso tutto; le comunità degli sfollati hanno un loro delicatissimo equilibrio interno che non deve essere turbato per nessun motivo. Io credo che l’aiuto vada offerto senza fretta e senza pressioni. Abbiamo tutti bisogno di aiutare, ma il nostro aiuto non deve diventare un ulteriore problema per chi di problemi, ne ha già tantissimi.

Gentile Sig.Terremoto di Marco Barbieri

Non Conosco Marco Barbieri ma ho letto questo suo pensiero e mi sono commossa e allo stesso tempo mi sono sentita confortata.
Lo riporto perchè credo che vada diffuso e condiviso.
Io sono una Emiliana-Romagnola acquisita, sono una di quelle persone che da qui ci é passata e poi ci é rimasta. Amo questa terra e sono sicura che ce la faremo.
Marco Barbieri, grazie di aver scritto queste parole.

Rettifica: questo post é tratto da un passo di Carlo Lucarelli che Marco Barbieri deve aver ripreso e riportato aggiungendo le sue comclusioni …as ogni modo grazie sia a Carlo Lucarelli che a Marco Barbieri: l’uno per aver scritto, l’altro per aver “contestualizzato” queste parole e Grazie a Luca che nei commenti mi ha svelato l’arcano 🙂
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Gentile Sig. Terremoto,
c’è una cosa che non hai capito della mia terra, ora te la racconto: Per chiamarci non basta una parola sola : Emilia Romagna, Emiliano Romagnoli, ce ne vogliono almeno due; e anche un trattino per unirle, e poi non bastano neanche quelle. Perché siamo tante cose, tutte insieme e tutte diverse, un inverno continentale, con un freddo che ti ghiaccia il respiro, e una estate… tropicale che ti scioglie la testa, e a volte tutto insieme come diceva Pierpaolo Pasolini, capaci di avere un inverno con il sole e la neve, pianure che si perdono piatte all’orizzonte, e montagne fra le più alte d’italia, la terra e l’acqua che si fondono alle foci dei fiumi in un paesaggio che sembra di essere alla fine del mondo.
Città d’arte e distretti industriali, le spiagge delle riviere che pulsano sia di giorno che di notte, e spesso soltanto una strada o una ferrovia a separare tutto questo; e noi le viviamo tutte queste cose, nello stesso momento, perché

siamo gente che lavora a Bologna, dorme a Modena, e va a ballare a Rimini come diceva Pier Vittorio Tondelli, e tutto ci sembra comunque la stessa città che si chiama Emilia Romagna.

Siamo tante cose, tutte diverse e tutte insieme, per esempio siamo una regione nel cuore dell’Italia, quasi al centro dell’Italia, eppure siamo una regione di frontiera, siamo anche noi un trattino, una cerniera fra il nord e il sud, e se dal nord al sud vuoi andare e viceversa devi passare per forza da qui, dall’Emilia Romagna, e come tutti i posti di frontiera, qualcosa da ma qualcosa prende a chi passa, e soprattutto a chi resta, ad esempio a chi è venuto qui per studiare a lavorare oppure a divertirsi e poi ha decido di rimanerci tutta la vita… in questa terra che non è soltanto un luogo, un posto fisico dove stare, ma è soprattutto un modo di fare e vedere le cose. Perché ad esempio qui la terra prende forma e diventa vasi e piastrelle di ceramica, la campagna diventa prodotto, e anche la notte e il mare diventano divertimento, diventano industria, qui si va, veloci come le strade che attraversano la regione, così dritte che sembrano tirate con il righello. E si fa per avere certo, anche per essere, ma si fa soprattutto per stare, per stare meglio, gli asili, le biblioteche, gli ospedali, le macchine e le moto più belle del mondo.

In nessun altro posto al mondo la gente parla così tanto a tavola di quello che mangia, lo racconta, ci litiga, l’aceto balsamico, il ripieno dei torellini, la cottura dei gnocchini fritti e della piadina e mica solo questo, sono più di 4000 le ricette depositate in emilia romagna; ecco la gente lo studia quello che mangia, perché ogni cosa, anche la più terrena, anche il cibo, anche il maiale diventa filosofia, ma non resta lassù per aria, poi la si mangia.

se in tutti i posti del mondo i cervelli si incontrano e dialogano nei salotti, da noi invece lo si fa in cucina, perché siamo gente che parla, che discute, che litiga, gente che a stare zitta proprio non ci sa stare, allora ci mettiamo insieme per farci sentire, fondiamo associazioni, comitati, cooperative, consorzi, movimenti, per fare le cose insieme, spesso come un motore che batte a quattro tempi, con una testa che sogna cose fantastiche, però con le mani che davvero ci arrivano a fare quelle cose li, e quello che resta da fare va bene, diventa un altro sogno.
A Volte ci riusciamo a volte no, perché tante cose spesso vogliono dire tante contraddizioni. Che spesso non si fondono per niente, al contrario non ci stanno proprio, però convivono sempre. Tante cose tutte diverse, tutte insieme, perché questa è una regione che per raccontarla un nome solo non basta.
(qui finisce il pezzo di Carlo Lucarelli)
Ora ti ho raccontato quello che siamo, non credere di farmi o farci paura con due giri di mazurca facendo ballare la nostra terra, io questa terra l’amo e come mi ha detto una persona di Mirandola poche ore fa… questa è la mia casa e io non l’abbandonerò mai.